(DIS)LOCATION

La fotografia fissa momenti di storia, luci e ombre della vita, sfumature della natura, di un monumento o di una strada; essa blocca il tempo con un clik e ogni fotogramma è unico. Chi scatta una foto vuole catturare un’ emozione: quella di quell’ istante. Si fotografa di tutto cercando di fermare i momenti migliori, quelli che possono arrivare all’anima, non solo di chi scatta ma anche di colui che un giorno poserà lo sguardo su quell’immagine.

Perché dunque fotografare luoghi abbandonati?

C’è chi trova la “bellezza nell’abbandono”. C’è anche chi vuole dare “spazio” all’abbandono.
Nemmeno io , guardando la foto di una casa diroccata, riuscivo a capire, un tempo, cosa ci fosse di interessante in quello scatto. Cambiai idea quando mi ritrovai in un paese abbandonato. Lì, il passato mi ha accolto e ho avvertito che, in silenzio, sperava di essere svelato.

Certi luoghi hanno la loro storia sul web, per altri è ancora da scrivere o non sarà mai scritta. Io cerco di tratteggiarla stabilendo un rapporto con i dettagli che mi si presentano.

Capita di trovare: calendari di decenni or sono, pubblicità appese alle pareti, disegni di bambini, armadi colmi di vestiti, letti con lenzuola ben tese ma anche, al contrario: armadi distrutti o saccheggiati, materassi sudici, lattine abbandonate, vetri ovunque, foglie secche e piante che si fanno strada prepotentemente attraverso ogni crepa.

Una cosa è certa, il tempo lì si è fermato. Il vento, il sole e la pioggia si sono impossessati di quei luoghi e ne sono ora i signori. Quando si entra in un luogo abbandonato lo si fa di soppiatto, è quasi sempre pericoloso. Prima del fotografo puro, sono passati individui che hanno asportato ciò che li interessava, altri hanno lasciato messaggi sui muri, sporcato, aperto le finestre senza richiuderle. Ciò che rimane è per il fotografo che lo immortala.

Chi, come me, va alla ricerca di questi luoghi dimenticati non deve toccare nulla. Se le persiane sono chiuse e la luce è scarsa si lavora di diaframma e di tempi. Se le porte dovessero essere chiuse, ci si accontenterà di fotografare da una fessura di fortuna. L’arte sta nel servirsi delle luci naturali e lunghe esposizioni, nell’accettare lo stato delle cose, senza voler creare condizioni diverse da quelle naturali.

Questo mio progetto ha la semplice ambizione di raccontare storie che si sono interrotte, ma vuole
altresì essere una denuncia su due fronti: quello dell’abbandono totale di certi luoghi che avrebbero potuto essere utilizzati per nuovi disegni e quello dell’inciviltà gratuita che troppo spesso prende forma in questi spazi. Quando scatto, vorrei ridare identità a quel luogo, sognare che possa essere ricondotto al suo valore passato, spesso non troppo remoto.

Ho fotografato luoghi abbandonati situati nella provincia di Piacenza e non solo, alcuni famosi e altri meno noti. Alcuni sotto gli occhi di tutti, altri ben nascosti. Le fotografie sono tutte scattate in interno utilizzando la tecnica della lunga 

esposizione. Nello sviluppo degli scatti ho cercato poi di mettere in evidenza la “bellezza” che avevo visto in questi ”abbandoni” ritrovati. E’ stato un po’ come spolverare questi luoghi digitalmente, cercando di rimuovere la patina che li soffocava, rivelandoli.

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